mercoledì 13 luglio 2022

CASA CRESCENZAGO - VENERDI 15 LUGLIO ORE 19.30 -- NO AL PONTE BEN GURION

*




 Sta per essere discussa in Consiglio Comunale una mozione depositata dal capogruppo di FI Alessandro De Chirico,  che propone di dare un nuovo nome allo storico ponte di Crescenzago tra v.Adriano e p.zza Costantino, intitolandolo al primo ministro e fondatore dello Stato di Israele, David Ben Gurion. 

Esprimiamo un fermo NO alla mozione per le seguenti ragioni.

1. Il ponte possiede già un nome, essendo intitolato alla Madonna della Liberazione cui è dedicata in loco una edicola votiva a memoria dei fatti che portarono alla liberazione del quartiere dalla occupazione nazista.

2. Nella mozione De Chirico  il profilo sionista di Ben Gurion viene esaltato acriticamente tacendo il suo ruolo determinante nel progetto israeliano di cancellazione della identità palestinese, di occupazione della Palestina, di spoliazione di beni e diritti del popolo arabo. 

3. La mozione lascia chiaramente intendere che tale proposta vale come compensazione e argine simbolico  agli spazi di aggregazione della comunità islamica del quartiere e alla presenza stessa di cittadini islamici. 

Oltre ad essere una evidente provocazione nei confronti della nutrita presenza di cittadini arabi del quartiere,  intitolare il ponte a Ben Gurion appare l'ennesima concessione della politica italiana agli interessi israeliani, mentre il popolo palestinese da oltre settant'anni e' vittima di  un regime di occupazione militare, discriminazione e colonizzazione illegale da parte dei sionisti, nell'attuale silenzio della comunità internazionale e del governo italiano.

Ribadiamo pertanto il nostro NO a questo progetto e all'idea di città che lo sottende. Anziché favorire la convivenza e il dialogo interculturale, con simili proposte si soffia sul fuoco della intolleranza. Milano, città medaglia d'oro della Resistenza,  non può richiamarsi al nazionalismo sionista e deve invece proporsi come luogo di solidarietà e convivenza pacifica tra le diverse nazionalità che la compongono.

Vogliamo pertanto ricordare, proprio nel momento in cui non si fa che parlare di guerra, i popoli vittime di conflitti spesso dimenticati, come quello palestinese, che continuano a chiedere giustizia e a lottare per il rispetto dei loro diritti. Mantenere il nome Ponte Madonna della Liberazione rappresenta quindi il dovuto rispetto alla storia civile del quartiere a memoria di tutte le vittime passate e presenti della oppressione.

Invitiamo perciò tutte e tutti ad un aperitivo presso Casa Crescenzago venerdi 15 luglio alle 19.30 per confrontarci su questi temi.

Seguirà la proiezione di tre cortometraggi: 

Nakba.La catastrofe palestinese, di Monica Maurer (2014)

Balfour road, di Anas al-Karmi (2017)

The present, di Farah Nabulsi (2020)

Campagna per il no al ponte Ben Gurion

mercoledì 18 maggio 2022

L'assassinio della giornalista palestinese: Shireen Abu Aqleh


L’ASSASSINIO DELLA GIORNALISTA DI AL JAZEERA SHIREEN ABU AKLEH E L’ASSALTO MILITARE AL SUO FUNERALE NON SONO UNA “MACCHIA PER LA DEMOCRAZIA ISRAELIANA”.

E’ purtroppo la normalita’ di una occupazione criminale e della sua guerra contro la libera informazione

Alcuni dati

- Dal 2000 cinquanta giornalisti palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano

- Dal 2018 almeno 144 giornalisti sono stati feriti dalle forze israeliane di occupazione

- Un anno fa, durante l'ättacco di Israele alla Striscia di Gaza, i jet israeliani radevano al suolo un edificio contenente gli uffici di testate giornalistiche tra cui Associated Press e Al Jazeera.

- Solo pochi giorni fa, i soldati israeliani hanno aggredito e ferito il giornalista locale Basil al-Adraa nel villaggio di a-Tuwani nelle colline meridionali di Hebron

- Numerosi sono anche i giornalisti di altre nazionalita’ assassinati dall’esercito israeliano. Ad esempio tra i tanti ricordo il nome di Raffaele Ciriello. Giornalista italiano ucciso 13 marzo 2002 a Ramallah mentre stava documentando un rastrellamento dell'esercito israeliano: venne inquadrato e ucciso da una raffica sparata da un carro armato: nel 2002 era il quarto giornalista occidentale ad essere ucciso dall'esercito israeliano nei territori occupati. La magistratura italiana chiese al governo israeliano di far conoscere i nomi dell'equipaggio di quel carro armato, ma ne ebbe un rifiuto nonostante il trattato di collaborazione giudiziaria stipulato tra i due paesi. Il procedimento penale venne perciò archiviato.

- Il direttore di Human Rights Watch per Israele e Palestina, Omar Shakir, ha fatto notare che le modalita’ dell’assassino di Shireen Abu Akleh non è anomala. Ad esempio, ha una notevole somiglianza con la morte di Ahmad Abu Hussein e Yasser Mortaja, due giornalisti palestinesi uccisi dai cecchini israeliani mentre seguivano le proteste della Grande Marcia del Ritorno nel 2018.

- Lo scorso gennaio e’ stata presentata la petizione internazionale sostenuta anche da Reporter senza frontiere (RSF) e parlamentari eiuropei di diversi gruppi intitolata “Punishing Journalists: Israel’s Restrictions on Freedom of Movement”.

- Proprio il mese scorso una denuncia formale è stata presentata alla Corte penale internazionale dalla Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj), sulla «mira sistematica» da parte di Israele dei giornalisti palestinesi.

L’obiettivo di questa attacco sistematico contro la libera informazione e' impedire la documentazione della pulizia etnica e dell’oppressione sistematica in cui sono impegnate le forze israeliane.

Il messaggio intimidatorio e’ chiarissimo: attenti, documentare le conseguenze della occupazione israeliana ti puo’ costare la vita

Voglio essere chiaro: che nessuno osi tirare fuori l’accusa di .antisemitismo contro chi come me denuncia i crimini della occupazione israeliana. E’ uno schifo usare un crimine efferato e insuperato come l’Olocausto per giustificare i crimini contro il popolo palestinese.

Per storia famigliare e personale vivo come un obbligo morale tramandare la memoria dell’Olocausto e della Shoà. Ma proprio la convinzione della necessita’ di tramandare la memoria di un crimine senza eguali come l’Olocausto, mi fa schierare oggi dalla parte del popolo palestinese, da settant’anni vittima innocente.

In questo sono ispirato da tanti e tante tra cui vi segnalo il lavoro meraviglioso fatto dal gruppo di uomini e donne di Jewish Voice for Peace da sempre schierati a fianco della lotta per i diritti del popolo palestinese.


Stefano, socio e affidatario di Salaam

 

lunedì 16 maggio 2022

Lettera all'OdG per il caso Abu Aqleh

 per adesione mandare una mail chiedendo di aderire all'appello


Alla cortese attenzione del Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Bartoli, Roma

Alla cortese attenzione del Vice-Presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti Angelo Luigi Baiguini, Roma

 

Condanniamo senza mezzi termini l’assassinio della collega giornalista Shireen Abu Aqleh, 51 anni, nota corrispondente di Al Jazeera nella Palestina occupata, da parte di cecchini delle forze di occupazione israeliane.

Shireen, che indossava un giubbotto con la visibile scritta “Press”, stava coprendo le aggressioni israeliane contro il campo profughi di Jenin, la mattina dell'11 maggio, quando è stata presa di mira e colpita con un proiettile alla testa, che l’ha uccisa. Ci sono testimoni sul posto e filmati che attestano che si è trattato di un'esecuzione. Jenin si trova nei Territori Occupati palestinesi, che sono considerati sotto occupazione illegittima dalla risoluzione 242 delle Nazioni Unite e dalla IV Convenzione di Ginevra.

Giornalisti nel mirino.

Israele colpisce per uccidere o mutilare giornalisti, medici e infermieri, bambini, donne, ragazzi, vecchi, nell’impunità più totale e senza che la cosiddetta “comunità internazionale” si scomodi a condannare o a prendere seri provvedimenti, come invece avviene in altri scenari bellici mondiali.

Israele è attualmente sotto accusa per crimini di guerra e crimini contro l'umanità presso la Corte Penale Internazionale. Assassinare i giornalisti in contesti di occupazione militare significa silenziare la voce di chi lavora per documentare la verità. L’abbattimento del palazzo che ospitava Al Jazeera e Associated Press, nel 2021, nella Striscia di Gaza, l’uccisione di Shereen Abu Aqleh, costituiscono delle chiare violazioni del diritto umanitario internazionale, che garantisce protezione alla professione giornalistica. Negli ultimi 10 anni 24 giornalisti palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano.

Chiediamo al presidente dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Bartoli – che negli ultimi giorni si è espresso a favore della tutela della professione nel caso ucraino – di riservare le medesime attenzioni nei confronti dei colleghi palestinesi che da anni cercano di raccontare la realtà dell’occupazione militare, della violazione dei diritti umani e dei crimini di apartheid commessi da Israele (si vedano i report pubblicati dalle Ong internazionali Human Rights Watch, B’Tselem, Amnesty International).

Chiediamo a Ricardo Gutierrez presidente della Federazione Europea dei Giornalisti, che in passato ha dichiarato che “i giornalisti vengono deliberatamente presi di mira allo scopo di creare terrore o di impedire che emerga la verità” di esprimersi in conformità a queste parole, prendendo posizione contro l’assassinio di Shereen Abu Aqleh.

Chiediamo, inoltre, che l’Ordine dei Giornalisti si esprima riguardo alla violazione del Codice Deontologico da parte di molti giornali italiani e da parte della RAI- Radiotelevisione italiana, per ciò che concerne l’accesso all’informazione senza ingerenza e al rispetto delle fonti, che devono essere imparziali e non espressione di una verità unilaterale. La Rai, in merito all’omicidio della Abu Aqleh, ha cercato di occultare la responsabilità dei militari israeliani, definendo la sua uccisione frutto di uno “scontro”.

Ribadiamo quanto scritto all’inizio: i territori della Cisgiordania sono occupati militarmente e in violazione delle principali convenzioni in materia di protezione di diritti umani.

Manca poco alla giornata mondiale in difesa della libertà di stampa: l’Italia si trova al 58° posto nella classifica dei paesi dove viene rispettata la libertà di stampa, principio sancito dalla Costituzione italiana all’art. 21, pertanto auspichiamo che l’Ordine Nazionale dei Giornalisti prenda posizione e che chieda il rispetto del codice deontologico, delle convenzioni internazionali e del rispetto della libertà di stampa e di espressione.

InfoPal.it

GPI-Giovani palestinesi d'Italia

API-Associazione dei Palestinesi in Italia

 

Genova, 14/05/2022

CARICHE DELL'ESERCITO ISRAELIANO AL FUNERALE DELLA GIORNALISTA PALESTINESE SHIREEN ABU AKLEH


 

giovedì 12 maggio 2022

L’uccisione di Abu Akleh mette sotto i riflettori gli attacchi israeliani ai giornalisti

 Mag 11, 2022 | Notizie

dallo Staff di Al Jazeera 

Al Jazeera, 11 maggio 2022.   

L’uccisione di Shireen Abu Akleh è solo l’ultimo attacco ai giornalisti palestinesi e internazionali da parte di Israele, dicono gli amici della vittima.

L’uccisione della giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh da parte delle forze israeliane nella Cisgiordania occupata ha acceso un riflettore sull’alto tasso di attacchi israeliani contro i lavoratori dei media, in particolare i palestinesi, e sulla relativa impunità sotto cui operano, dicono i giornalisti locali, gli avvocati e i gruppi per i diritti.

Abu Akleh, 51 anni, è stata colpita mortalmente al volto mercoledì mentre seguiva i raid israeliani nella città di Jenin.

Le autorità palestinesi dicono che la veterana giornalista è stata colpita dalle forze israeliane. Israele si è offerto di condurre un’indagine congiunta con le autorità palestinesi, ma l’esercito ha subito cercato di mettere in dubbio l’identità dei responsabili, dicendo che Abu Akleh è stata colpita durante uno scambio di colpi d’arma da fuoco e potrebbe essere stata uccisa da uomini armati palestinesi. Le autorità palestinesi hanno respinto la proposta di un’indagine congiunta.

I giornalisti presenti sulla scena, tra cui Shatha Hanaysha, che è stata anche ferita nell’incidente, hanno respinto la narrazione israeliana, dicendo che Abu Akleh era in una “zona esposta” con altri tre giornalisti quando sono stati colpiti e che “non ci sono stati scontri o colpi sparati dai dimostranti palestinesi”.

Giornalisti e sostenitori hanno detto che la versione degli eventi subito offerta dall’esercito israeliano indica che è improbabile che le sue forze saranno ritenute responsabili dell’uccisione.

“Devo dire che ho poca o nessuna fiducia [nell’indagine],” ha detto ad Al Jazeera Yumna Patel, direttrice di Palestine news per Mondoweiss.

“Più e più volte è stato dimostrato che le forze israeliane uccidono senza motivo i palestinesi, compresi i giornalisti, nei territori occupati, ed è molto raro che i soldati israeliani, i comandanti o i funzionari militari siano ritenuti responsabili delle loro azioni”, ha detto.

                Shireen Abu Akleh (Al Jazeera)

Parlando ad Al Jazeera mercoledì, Omar Shakir, direttore per Israele e Palestina di Human Rights Watch, ha detto che la sua organizzazione sta esaminando l’uccisione di Abu Akleh, ma ha denunciato le indagini israeliane come “meccanismi per imbiancare”.

“Questa è la valutazione che è stata raggiunta dalle organizzazioni per i diritti umani, compresa la principale organizzazione israeliana per i diritti umani B’TselemHuman Rights Watch ha una diagnosi simile”, ha detto. “La realtà è che non c’è responsabilità per questo tipo di abusi quando si tratta di azioni da parte delle autorità israeliane”.

Parlando ad Al Jazeera, lo scrittore palestinese Jalal Abukhater ha detto che non si aspetta giustizia per Abu Akleh, dato che numerosi giornalisti palestinesi sono stati uccisi prima di lei.

“Shireen non è la prima, e purtroppo non sarà l’ultima palestinese ad essere uccisa da questo regime di occupazione israeliano, [questo] regime di apartheid”, ha detto Abukhater. “Proprio l’anno scorso, Israele ha bombardato gli uffici di Al Jazeera e di Associated Press.

“Non credo che questa sarà la fine degli attacchi israeliani ai giornalisti. Questo non sarà l’ultimo attacco al giornalismo in Palestina. Faranno tutto il possibile per coprire chi denuncia i loro crimini, … [sono] triste che Shireen, il nostro idolo, sia l’ultima vittima di questa aggressione israeliana”.

‘Impunità continua’

Questa uccisione arriva pochi giorni dopo che la Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ), il Sindacato dei Giornalisti Palestinesi (PJS) e il Centro Internazionale di Giustizia per i Palestinesi hanno presentato una denuncia formale alla Corte Penale Internazionale accusando “la sistematica presa di mira dei giornalisti palestinesi”.

La denuncia cita specificamente le uccisioni di Ahmed Abu Hussein e Yasser Mortaja, che sono stati colpiti mortalmente dai cecchini israeliani mentre seguivano le proteste della Grande Marcia del Ritorno nel 2018, e Muath Amarneh e Nedal Eshtayeh, che sono stati mutilati dal fuoco dei cecchini israeliani rispettivamente nel 2019 e nel 2015.

La denuncia ha anche citato la “presa di mira e il bombardamento” degli edifici che ospitano i media nella Striscia di Gaza, compreso il raid aereo israeliano che ha distrutto l’edificio di 11 piani al-Jalaa, che ospitava
gli uffici di Al Jazeera e di Associated Press, nel maggio 2021.

Shireen Abu Akleh è stata colpita mortalmente dalle forze israeliane mercoledì scorso [File: Al Jazeera]

Il segretario generale dell’IFJ Anthony Bellanger ha detto all’epoca che la denuncia è stata presentata “alla luce della continua impunità di cui godono gli autori di questi attacchi”.

In precedenza, nel 2019, una commissione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha detto in un rapporto di aver “trovato motivi ragionevoli per credere che i cecchini israeliani abbiano sparato ai giornalisti intenzionalmente, nonostante avessero visto che erano chiaramente contrassegnati come tali” durante le proteste del 2018 lungo il confine tra la Striscia di Gaza e Israele.

Israele ha respinto la denuncia, con un portavoce del ministero degli Esteri che l’ha definita il “rapporto distorto e di parte di un tribunale fantoccio “.

Citando il PJS, Patel ha detto che 86 giornalisti palestinesi sono stati uccisi dal 1967, anno in cui Israele ha occupato la Cisgiordania e Gaza. Il sindacato ha detto che circa 50 giornalisti palestinesi sono stati uccisi dal 2000, sei dei quali uccisi nei territori palestinesi occupati negli ultimi due anni.

Reporter Senza Frontiere, nel frattempo, ha detto che 144 giornalisti palestinesi sono stati il “bersaglio di proiettili vivi, proiettili di gomma, granate stordenti o gas lacrimogeni sparati da soldati o polizia israeliana” nei territori palestinesi occupati da quando le proteste settimanali della Grande Marcia del Ritorno sono iniziate nel 2018.

In una dichiarazione di mercoledì, il PJS ha definito l’attacco “un chiaro assassinio perpetrato dall’esercito di occupazione israeliano” e ha chiesto una “decisa azione per proteggere i colleghi giornalisti dal continuo incitamento all’uccisione praticato dall’occupazione israeliana e da tutte le componenti dell’occupazione stessa”.

“Da parte sua, Patel ha detto di avere “poca o nessuna fiducia” che i più stretti alleati occidentali di Israele aumenteranno la pressione per la chiarire la responsabilità dell’uccisione o che l’attacco possa minacciare l’aiuto incondizionato che Israele riceve da paesi potenti come gli Stati Uniti

“Ci deve essere una volontà politica”, ha detto. Ma purtroppo, quando si tratta di Israele, non c’è alcuna volontà politica di chiedergli conto dei suoi crimini e dei suoi attacchi ai giornalisti e alla stampa”.


Traduzione a cura di AssoPacePalestina  da

https://www.aljazeera.com/news/2022/5/11/al-jazeera-journalists-killing-spotlights-israeli-media-attacks