Sostegno a Distanza
giovedì 29 settembre 2022
lunedì 19 settembre 2022
HUMAN SUPPORTERS ASSOCIATION (HSA) DI NABLUS
Foto del Summer Camp che si è svolto presso l'Associazione HSA di Nablus.
Summer Camp che come Salaam Milano sosteniamo da anni.
mercoledì 13 luglio 2022
CASA CRESCENZAGO - VENERDI 15 LUGLIO ORE 19.30 -- NO AL PONTE BEN GURION
Sta per essere discussa in Consiglio Comunale una mozione depositata dal capogruppo di FI Alessandro De Chirico, che propone di dare un nuovo nome allo storico ponte di Crescenzago tra v.Adriano e p.zza Costantino, intitolandolo al primo ministro e fondatore dello Stato di Israele, David Ben Gurion.
Esprimiamo un fermo NO alla mozione per le seguenti ragioni.
1. Il ponte possiede già un nome, essendo intitolato alla Madonna della Liberazione cui è dedicata in loco una edicola votiva a memoria dei fatti che portarono alla liberazione del quartiere dalla occupazione nazista.
2. Nella mozione De Chirico il profilo sionista di Ben Gurion viene esaltato acriticamente tacendo il suo ruolo determinante nel progetto israeliano di cancellazione della identità palestinese, di occupazione della Palestina, di spoliazione di beni e diritti del popolo arabo.
3. La mozione lascia chiaramente intendere che tale proposta vale come compensazione e argine simbolico agli spazi di aggregazione della comunità islamica del quartiere e alla presenza stessa di cittadini islamici.
Oltre ad essere una evidente provocazione nei confronti della nutrita presenza di cittadini arabi del quartiere, intitolare il ponte a Ben Gurion appare l'ennesima concessione della politica italiana agli interessi israeliani, mentre il popolo palestinese da oltre settant'anni e' vittima di un regime di occupazione militare, discriminazione e colonizzazione illegale da parte dei sionisti, nell'attuale silenzio della comunità internazionale e del governo italiano.
Ribadiamo pertanto il nostro NO a questo progetto e all'idea di città che lo sottende. Anziché favorire la convivenza e il dialogo interculturale, con simili proposte si soffia sul fuoco della intolleranza. Milano, città medaglia d'oro della Resistenza, non può richiamarsi al nazionalismo sionista e deve invece proporsi come luogo di solidarietà e convivenza pacifica tra le diverse nazionalità che la compongono.
Vogliamo pertanto ricordare, proprio nel momento in cui non si fa che parlare di guerra, i popoli vittime di conflitti spesso dimenticati, come quello palestinese, che continuano a chiedere giustizia e a lottare per il rispetto dei loro diritti. Mantenere il nome Ponte Madonna della Liberazione rappresenta quindi il dovuto rispetto alla storia civile del quartiere a memoria di tutte le vittime passate e presenti della oppressione.
Invitiamo perciò tutte e tutti ad un aperitivo presso Casa Crescenzago venerdi 15 luglio alle 19.30 per confrontarci su questi temi.
Seguirà la proiezione di tre cortometraggi:
Nakba.La catastrofe palestinese, di Monica Maurer (2014)
Balfour road, di Anas al-Karmi (2017)
The present, di Farah Nabulsi (2020)
Campagna per il no al ponte Ben Gurion
mercoledì 18 maggio 2022
L'assassinio della giornalista palestinese: Shireen Abu Aqleh
L’ASSASSINIO DELLA GIORNALISTA DI AL JAZEERA SHIREEN ABU AKLEH E L’ASSALTO MILITARE AL SUO FUNERALE NON SONO UNA “MACCHIA PER LA DEMOCRAZIA ISRAELIANA”.
E’ purtroppo la normalita’ di una occupazione criminale e della sua guerra contro la libera informazione
Alcuni dati
- Dal 2000 cinquanta giornalisti palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano
- Dal 2018 almeno 144 giornalisti sono stati feriti dalle forze israeliane di occupazione
- Un anno fa, durante l'ättacco di Israele alla Striscia di Gaza, i jet israeliani radevano al suolo un edificio contenente gli uffici di testate giornalistiche tra cui Associated Press e Al Jazeera.
- Solo pochi giorni fa, i soldati israeliani hanno aggredito e ferito il giornalista locale Basil al-Adraa nel villaggio di a-Tuwani nelle colline meridionali di Hebron
- Numerosi sono anche i giornalisti di altre nazionalita’ assassinati dall’esercito israeliano. Ad esempio tra i tanti ricordo il nome di Raffaele Ciriello. Giornalista italiano ucciso 13 marzo 2002 a Ramallah mentre stava documentando un rastrellamento dell'esercito israeliano: venne inquadrato e ucciso da una raffica sparata da un carro armato: nel 2002 era il quarto giornalista occidentale ad essere ucciso dall'esercito israeliano nei territori occupati. La magistratura italiana chiese al governo israeliano di far conoscere i nomi dell'equipaggio di quel carro armato, ma ne ebbe un rifiuto nonostante il trattato di collaborazione giudiziaria stipulato tra i due paesi. Il procedimento penale venne perciò archiviato.
- Il direttore di Human Rights Watch per Israele e Palestina, Omar Shakir, ha fatto notare che le modalita’ dell’assassino di Shireen Abu Akleh non è anomala. Ad esempio, ha una notevole somiglianza con la morte di Ahmad Abu Hussein e Yasser Mortaja, due giornalisti palestinesi uccisi dai cecchini israeliani mentre seguivano le proteste della Grande Marcia del Ritorno nel 2018.
- Lo scorso gennaio e’ stata presentata la petizione internazionale sostenuta anche da Reporter senza frontiere (RSF) e parlamentari eiuropei di diversi gruppi intitolata “Punishing Journalists: Israel’s Restrictions on Freedom of Movement”.
- Proprio il mese scorso una denuncia formale è stata presentata alla Corte penale internazionale dalla Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj), sulla «mira sistematica» da parte di Israele dei giornalisti palestinesi.
L’obiettivo di questa attacco sistematico contro la libera informazione e' impedire la documentazione della pulizia etnica e dell’oppressione sistematica in cui sono impegnate le forze israeliane.
Il messaggio intimidatorio e’ chiarissimo: attenti, documentare le conseguenze della occupazione israeliana ti puo’ costare la vita
Voglio essere chiaro: che nessuno osi tirare fuori l’accusa di .antisemitismo contro chi come me denuncia i crimini della occupazione israeliana. E’ uno schifo usare un crimine efferato e insuperato come l’Olocausto per giustificare i crimini contro il popolo palestinese.
Per storia famigliare e personale vivo come un obbligo morale tramandare la memoria dell’Olocausto e della Shoà. Ma proprio la convinzione della necessita’ di tramandare la memoria di un crimine senza eguali come l’Olocausto, mi fa schierare oggi dalla parte del popolo palestinese, da settant’anni vittima innocente.
In questo sono ispirato da tanti e tante tra cui vi segnalo il lavoro meraviglioso fatto dal gruppo di uomini e donne di Jewish Voice for Peace da sempre schierati a fianco della lotta per i diritti del popolo palestinese.
Stefano, socio e affidatario di Salaam
lunedì 16 maggio 2022
Lettera all'OdG per il caso Abu Aqleh
per adesione mandare una mail chiedendo di aderire all'appello
Alla cortese attenzione del Vice-Presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti Angelo Luigi Baiguini, Roma
Condanniamo senza mezzi termini l’assassinio della collega giornalista Shireen Abu Aqleh, 51 anni, nota corrispondente di Al Jazeera nella Palestina occupata, da parte di cecchini delle forze di occupazione israeliane.
Shireen, che indossava un giubbotto con la visibile scritta “Press”, stava coprendo le aggressioni israeliane contro il campo profughi di Jenin, la mattina dell'11 maggio, quando è stata presa di mira e colpita con un proiettile alla testa, che l’ha uccisa. Ci sono testimoni sul posto e filmati che attestano che si è trattato di un'esecuzione. Jenin si trova nei Territori Occupati palestinesi, che sono considerati sotto occupazione illegittima dalla risoluzione 242 delle Nazioni Unite e dalla IV Convenzione di Ginevra.
Giornalisti nel mirino.
Israele colpisce per uccidere o mutilare giornalisti, medici e infermieri, bambini, donne, ragazzi, vecchi, nell’impunità più totale e senza che la cosiddetta “comunità internazionale” si scomodi a condannare o a prendere seri provvedimenti, come invece avviene in altri scenari bellici mondiali.
Israele è attualmente sotto accusa per crimini di guerra e crimini contro l'umanità presso la Corte Penale Internazionale. Assassinare i giornalisti in contesti di occupazione militare significa silenziare la voce di chi lavora per documentare la verità. L’abbattimento del palazzo che ospitava Al Jazeera e Associated Press, nel 2021, nella Striscia di Gaza, l’uccisione di Shereen Abu Aqleh, costituiscono delle chiare violazioni del diritto umanitario internazionale, che garantisce protezione alla professione giornalistica. Negli ultimi 10 anni 24 giornalisti palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano.
Chiediamo al presidente dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Bartoli – che negli ultimi giorni si è espresso a favore della tutela della professione nel caso ucraino – di riservare le medesime attenzioni nei confronti dei colleghi palestinesi che da anni cercano di raccontare la realtà dell’occupazione militare, della violazione dei diritti umani e dei crimini di apartheid commessi da Israele (si vedano i report pubblicati dalle Ong internazionali Human Rights Watch, B’Tselem, Amnesty International).
Chiediamo a Ricardo Gutierrez presidente della Federazione Europea dei Giornalisti, che in passato ha dichiarato che “i giornalisti vengono deliberatamente presi di mira allo scopo di creare terrore o di impedire che emerga la verità” di esprimersi in conformità a queste parole, prendendo posizione contro l’assassinio di Shereen Abu Aqleh.
Chiediamo, inoltre, che l’Ordine dei Giornalisti si esprima riguardo alla violazione del Codice Deontologico da parte di molti giornali italiani e da parte della RAI- Radiotelevisione italiana, per ciò che concerne l’accesso all’informazione senza ingerenza e al rispetto delle fonti, che devono essere imparziali e non espressione di una verità unilaterale. La Rai, in merito all’omicidio della Abu Aqleh, ha cercato di occultare la responsabilità dei militari israeliani, definendo la sua uccisione frutto di uno “scontro”.
Ribadiamo quanto scritto all’inizio: i territori della Cisgiordania sono occupati militarmente e in violazione delle principali convenzioni in materia di protezione di diritti umani.
Manca poco alla giornata mondiale in difesa della libertà di stampa: l’Italia si trova al 58° posto nella classifica dei paesi dove viene rispettata la libertà di stampa, principio sancito dalla Costituzione italiana all’art. 21, pertanto auspichiamo che l’Ordine Nazionale dei Giornalisti prenda posizione e che chieda il rispetto del codice deontologico, delle convenzioni internazionali e del rispetto della libertà di stampa e di espressione.
InfoPal.it
GPI-Giovani palestinesi d'Italia
API-Associazione dei Palestinesi in Italia
Genova, 14/05/2022


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