martedì 11 maggio 2021

125 ANNI DI ESPULSIONI


Una dichiarazione dell'Icahd (Comitato israeliano contro la demolizione delle case) sull'attacco israeliano alla Palestina occupata

11 maggio 2021

Nelle ultime settimane la polizia e i paramilitari israeliani, insieme a gruppi di coloni violenti, hanno intensificato i loro attacchi brutali contro i palestinesi di Gerusalemme. Sono stati presi di mira in particolare i residenti di Sheikh Jarrah, che affrontano l'imminente sfratto da parte dei coloni israeliani, e i fedeli che celebravano Ramadan alla Moschea al-Aqsa e intorno alla Città Vecchia. Questi attacchi localizzati si sono ulteriormente intensificati in una campagna militare a tutto campo contro Gaza, completamente assediata dal 2006 ma non disposta ad abbandonare i confratelli a Gerusalemme.

Questo momento della guerra a bassa intensità si verifica durante il Ramadan, quando migliaia di musulmani convergono su Gerusalemme; lì la polizia israeliana li provoca violentemente, dimostrando il totale controllo israeliano attraverso la mera forza. Già abbastanza tragico di per sé, questo periodo di tensione si scontra con le celebrazioni trionfalistiche del Giorno dell'Indipendenza di Israele e del Giorno di Gerusalemme, una "festa" ufficiale in cui migliaia di coloni religioso-nazionalisti vengono ad affermare l'"ebraicità" della città. Una componente importante di queste "celebrazioni" è l'umiliazione degli abitanti palestinesi di Gerusalemme marciando con grandi bandiere israeliane e tamburi attraverso i loro quartieri della Città Vecchia, urlando canzoni patriottiche.

Questi non sono semplicemente "scontri" tra "parti" in un "conflitto" simmetrico tra due popoli. Sono piuttosto azioni di conquista, di repressione politica e di espropriazione da parte degli ebrei israeliani che hanno incontrato la reazione di ribellione dei palestinesi. Il sionismo, un movimento coloniale della fine del XIX secolo, aveva un'agenda chiara ed esplicita: nel linguaggio del movimento sionista, giudaizzare la Palestina, trasformare una terra araba in una terra ebraica; in breve, "pulire" etnicamente il paese. Al centro di questo progetto c'era il trasferimento [dei palestinesi]. I coloni ebrei potevano affermare le loro pretese di diritto esclusivo al paese solo cacciando la popolazione indigena dalla terra e prendendo il controllo demografico così come quello politico. La pulizia etnica rimane la preoccupazione unica del moderno Israele. È al centro degli attacchi e delle proteste della resistenza a Sheikh Jarrah e alla moschea di al-Aqsa, così come nella continua resistenza della popolazione della Cisgiordania, di Gaza e anche, sembra, dei cittadini palestinesi di Israele che si trovano ancora sfollati e senza uguali diritti.

Il processo di espulsione di massa dei palestinesi è evidente dalle cifre. Durante e dopo la Nakba del 1948 - quella che i palestinesi chiamano "la catastrofe" e gli israeliani "la guerra d'indipendenza" - l'esercito israeliano ha demolito circa 52.000 case, più di 530 interi villaggi, città e aree urbane. Non nel fuoco della battaglia ma sistematicamente, al fine di prendere la terra e impedire il ritorno dei rifugiati. L'ottantacinque per cento dei palestinesi che vivevano in quello che divenne Israele, 750.000 persone, divennero rifugiati - ora sono sette milioni e non possono ancora tornare a casa.

Nella guerra del 1967 Israele ha completato la sua presa militare della Palestina conquistando la Cisgiordania, Gerusalemme Est e Gaza, ricominciando lo spostamento forzato dei palestinesi. Tra il 1967 e il 2021 le autorità israeliane hanno demolito più di 55.000 case, strutture agricole, imprese, centri comunitari, scuole e moschee. Migliaia di case e strutture continuano ad essere demolite oggi all'interno dello stato di Israele. La comunità beduina del Negev/Nakab di al-Araqib è stata demolita e ricostruita dai suoi abitanti 186 volte!

A Gerusalemme, la pulizia etnica assume altre forme. Il governo israeliano ha costruito decine di nuovi massicci insediamenti/quartieri in tutta Gerusalemme Est e nei suoi dintorni isolando la popolazione palestinese in piccole enclavi scollegate per assicurarsi il controllo demografico e fisico. Pur avendo provato intenzionalmente una carenza di 25.000 unità abitative nel settore palestinese, la Municipalità di Gerusalemme non concede praticamente nessun permesso di costruzione di alloggi palestinesi, mentre demolisce fino a 200 case all'anno. Trentamila case palestinesi hanno ricevuto ordini di demolizione. In questi modi "invisibili" la pianificazione è usata come strumento di espulsione dei palestinesi e di ebraicizzazione.

Gli sgomberi di abitanti palestinesi dalle loro case costituiscono un'altra forma di espulsione di massa a Gerusalemme. Associazioni di coloni ben finanziate, sostenute dai tribunali israeliani, dalla polizia e dal governo, stanno prendendo il controllo di consolidati quartieri palestinesi. Silwan, ora ribattezzata "la Città di Davide" dagli israeliani; Sheikh Jarrah, ora conosciuta ufficialmente come "Simon il Giusto" dal nome di un antico rabbino; Ras el-Amud, Jabal Mukaber, la stessa Città Vecchia, e altri quartieri. Praticamente in tutti i quartieri del centro storico di Gerusalemme le famiglie palestinesi affrontano l'espulsione violenta dalle loro case mentre i coloni usano i loro considerevoli fondi e i loro canali legali per espropriarli. Lo sfollamento forzato, comunque sia fatto, è un crimine contro l'umanità nel diritto internazionale. Questo è lo sfondo dei violenti scontri a Sheikh Jarrah, dove le ultime famiglie palestinesi affrontano l'imminente sfratto e la sostituzione con i coloni.


La resistenza palestinese in tutte le sue forme non finirà, non potrà avere termine, finché la politica israeliana di espulsione e pulizia etnica non finirà. Fino a quando i governi continueranno a sostenere Israele in ogni caso, fino a quando Israele non dovrà temere alcuna sanzione significativa, non avrà alcuna motivo per modificare il suo obiettivo storico di giudaizzare la Palestina, con tutta la violenza, gli abusi dei diritti umani e le violazioni del diritto internazionale che ciò comporta.
Noi, popoli del mondo, siamo l'unico alleato dei palestinesi. Dobbiamo far sentire la nostra voce nei corridoi del potere. Ripetiamo:


L'ICAHD CHIEDE LA FINE IMMEDIATA DI TUTTE LE DEMOLIZIONI DI CASE, SFRATTI E PIANIFICAZIONE DISCRIMINATORIA.

FACCIAMO SENTIRE LE NOSTRE VOCI AI POPOLI E AI GOVERNI!



 

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